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la meravigliosa vita di feltraia

Cosa si potrà mai celare dietro “la meravigliosa vita di feltraia”? Te lo svelo subito, anzi non vedo l’ora di liberarmi di questo fardello e condividere col mondo intero (più o meno), questa meravigliosa realtà anche a nome di tutta la categoria.

Attenzione, prima di continuare a leggere, sappi che per questo articolo nessuna feltraia è stata maltrattata nonostante tutte le frasi pronunciate siano state a favore di una lenta e progressiva gastrite della feltraia stessa (cioè me) e di tante altre meravigliose colleghe.

Io da feltraia “itinerante”, ne ho sentite di cotte e di crude e solo quando il tempo passava, fiera dopo fiera, mercatino dopo mercatino, cliente dopo cliente; lasciando nell’etere frasi che si ripetevano come fotocopie, ho deciso che prima o poi avrei scritto questo articolo.

Perchè ora? Ma perchè ovviamente abbiamo bisogno tutti di sorridere (e riflettere sorridendo).

Si tratta di sintetizzare la “mancanza di conoscenza” delle persone che si approcciano al mio lavoro, raggruppandole in alcuni fenotipi, ciascuno dei quali ha delle credenze (dicesi opinioni). Da dove e perchè nascono queste credenze? Lasciamo la risposta, un pò alla genetica, un pò al web e un pò alla riflessione che stai per leggere.

Riflessione

Pare ci sia una sorta di gerarchia dei mestieri (non si sa da chi sia stata definita), nel senso che se fai il falegname, mai nessuno verrà a chiederti: “Come posso tagliare il legno per farmi una cucina” perché “pare” che tutti diano per scontato che per fare una cucina non ci si improvvisi ma soprattutto, tutti sanno “cos’è il legno”! Idem per il fabbro, nessuno gli chiederà mai: “Scusi, ho una vecchia enciclopedia, non è che me la salderebbe?” perché anche qui, pur non conoscendone le specifiche tecniche, si sa di cosa parliamo. Trattasi di ferro o leghe che col calore o la bruta forza fisica, vengono fuse per piegare, unire, rinforzare etc.. etc.. Ho citato non a caso questi 2 mestieri perché sono antichi tanto quanto quello di feltraia e qui mi tiro in ballo io.

Del falegname tutti pensano che faccia un lavoro difficile perchè è difficile progettare e realizzare una cucina o chicchessia. Non ci si improvvisa e bisogna “imparare il mestiere” e perchè mai, progettare un cappello, un dipinto o una scultura di lana dovrebbe essere invece non solo semplice ma alla portata di tutti?

(Mi piacerebbe proprio leggere nei tuoi pensieri ora per sapere cosa ne pensi)

Colpa: la perdita della filiera della lana, l’avanzamento di tessuti differenti e non naturali, le scelte dell’industria tessile mondiale ( e ci metterei anche un pizzico di disattenzione delle persone), ha portato questo mestiere ad essere quasi sconosciuto.

Cosa comporta tutto ciò?

Semplice! Non si riesce a distinguere il materiale di cui è fatto un prodotto, non si hanno gli strumenti per distinguere un prodotto di fattezza artigianale da uno industriale, non si riesce a capire il valore etico ed economico di un prodotto artigianale, non si riesce ad inquadrare le potenzialità di un mestiere antico e peggio, non si ha l’obiettività di vedere “la feltraia” come un lavoro ma come un hobby alla portata di tutti.

Io sono feltraia, e questo già lo sai, ho scelto di essere sia artigiana che artista, cambiando decisamente vita dopo aver dedicato più di 15 anni alla biodiversità e ai processi educativi nell’ambito socio-ambientale. Ho scelto di  fare corsi e formazione non per insegnare a realizzare un oggetto ma per far conoscere il più possibile il mondo della lana e riportare questo mestiere ad un livello di conoscenza diffuso. Quando vado nelle fiere a presentare i progetti o negli eventi con le mie collezioni o per strada nei mercatini, scopro tante tante ma proprio tante persone che non sanno di cosa si parla o, peggio ancora, “credono di saperlo”.

A prescindere da:  età, ceto sociale e posizione geografica

Nascono così le “scuole di pensiero” dei clienti (o anche dei passanti perché mica è detto che ci si ferma solo per acquistare!) che io ho identificato appunto in alcuni divertenti fenotipi.

Se sei un’artigiana, un’artista, una creativa, di sicuro un elenco simile lo avrai stilato anche tu. Le decine e decine di frasi, dette durante eventi on the road in cui si sta a contatto con il cliente e se ne sentono di tutti i colori.

Se sei una collega, ti invito non solo a leggerle ma ad integrarle. Ma poi mi piacerebbe proprio infinitamente sapere l’opinione di un falegname oppure di un fabbro. A voi cosa chiedono (a parte lo sconto, che questa è una categoria trasversale a tutti i mestieri)?

P.S. Voglio rincuorarti, la sottoscritta, feltraia convinta, continuerà a spiegare, a raccontare e a far capire “la meravigliosa vita di feltraia”  ma probabilmente da oggi, porterò con me questo video e lo metterò in loop sul banco così da strappare un sorriso così che possa attecchire meglio, che ne pensi?

La meravigliosa vita di una feltraia

ovvero

“Le 10 cose da non dire mai ad una feltraia (cioè a me)”

Le categorie fenotipiche sono queste:

  1.  la convinta
  2.  la McGiver
  3.  la pettegola
  4.  la cugina
  5.  la bravissima
  6.  la bravissima 2 (la vendetta)
  7.  l’operatrice ecologica
  8.  la tirchia
  9.  la confusa
  10.  la confusa 2 (la vendetta)

Guardale direttamente nel video qui sotto e poi vieni a raccontarmi la tua storia o sulla mia pagina facebook  o sul mio account di instagram 

 

Anna Esposito
info@nearteneparte.net

Sono Anna, feltraia per amore ed educatrice per vocazione. Mi occupo di arte e artigianato tessile trasformando la lana cardata in oggetti per la casa ed accessori.

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